10 film del 2023 che resteranno nella Storia

Niente classifica, stavolta facciamo così: proviamo a chiederci quali sono i film dell’anno appena trascorso che resteranno nella storia. Quelli che i posteri guarderanno per capire chi siamo stati.

IO CAPITANO di Matteo Garrone

Semplicemente il film di cui avevamo bisogno. Lineare, onesto e misurato, per raccontare quella storia che già sappiamo, ma abbiamo chiuso in un angolo del cuore: ci narra “il” viaggio. Quel viaggio. Non serve specificarne il tragitto e la destinazione già palese: si tratta del percorso verso la speranza d’un futuro migliore. 

C’È ANCORA DOMANI di Paola Cortellesi

Senza snaturare la propria immagine di interprete allegra e dirompente della commedia italiana, l’attrice si fa anche autrice e con coraggio mostra il proprio lato più fiero, battagliero. Sapientemente osa con il bianco e nero, che tuttavia avrebbe potuto spaventare il grande pubblico (che invece ha risposto con slancio) ed esporla al rischio di paragoni troppo diretti con il Neorealismo, vista anche l’epoca d’ambientazione della storia di violenza domestica messa in scena. Una scelta ardita rivelatasi fondamentale per equilibrare i toni narrativi leggeri con quelli più gravi (su tutti gli abusi abituali mostrati come una danza, che a colori sarebbe risultata troppo irriverente pur nella cornice metaforica). 

BABYLON di Damien Chazelle

Sguardo puntato sulla Hollywood di cent’anni fa. Disincantato. Pirotecnico. Infine completamente rapito nel magico turbine della storia del cinema. Chazelle rimescola in una babele gli elementi del proprio stile, ovvero il piacere delle scene di massa di «La la land» con le ritmiche di Whiplash.

EMPIRE OF LIGHT di Sam Mendes

1980, un cinema multisala sulla costa meridionale inglese. Fuori monta la violenza skinhead, dentro risplende la grazia delle pellicole. Grazie al sottotesto suggerito dalle citazioni prende forma non solo un omaggio alla magia del cinema, ma anche un’originale giostra d’immagini per decodificare la vita. Lo stesso incanto che un tempo riecheggiava dalle note di pianoforte di Thomas Newman sulla scena cult del radioso esordio American beauty (1999) , rivive adesso grazie a quelle allineate dal brillante binomio (già da Oscar) Trent Reznor & Atticus Ross.

MANODOPERA di Alain Ughetto

“Vietato l’ingresso ai cani e agli italiani”. Questo è il tonante titolo originale, tratto dal divieto affisso in Francia per discriminare i migranti del belpaese, tra i quali i nonni paterni del regista, nel primo Novecento. Un tuffo nel passato che si fa plastico per ricostruire un microcosmo antico, utile a capire il presente: le Alpi attraversate sotto la neve dai migranti italiani in cerca di speranza in Francia fanno subito pensare a documentari attuali.

RIABBRACCIARE PARIGI di Alice Winocour 

La poetica e potente storia di una donna francese sopravvissuta a un attentato terroristico. Un urlo per esprimere la necessità dei reduci – come anche dei loro parenti – di ricostruire la cronologia dell’evento: un puzzle di punti di vista da ricucire, come una ferita da guarire. Magari per trovare il proprio “diamante nel trauma”, che può essere l’empatia tra sconosciuti.

2 esordi italiani folgoranti e memorabili:

GLI OCEANI SONO I VERI CONTINENTI di Tommaso Santambrogio 

UNA STERMINATA DOMENICA di Alain Parroni

2 blockbuster annunciati, dal valore non solo economico:


Quasi superfluo nominarli, si tratta naturalmente della combo estiva che ha risollevato il botteghino: il binomio bambola / la bomba (per dirla con un anagramma), insomma quel fenomeno definito con la crasi Barbenheimer ha lasciato il segno. E non solo al box office! Si tratta di 2 film molto significativi, associati certamente per lucida strategia di marketing (ovvero disinnescare il pericolo di combattersi e spartirsi il mercato estivo), avviando inoltre una bizzarra staffetta tra due visioni tanto diverse, quanto in assonanza. Su quali corde?

Almeno due aspetti accomunano Oppenheimer e Barbie: l’autorialità e lo sguardo rivolto al passato prossimo, per rilevarne e indagarne snodi cruciali, all’origine delle dinamiche di ordine geopolitico (l’idea di una fragile pace universale mantenuta in equilibrio con il dito appoggiato sul pulsante d’una bomba) e sociale (puntando il suddetto dito sull’ideale di donna proposto, fomentato e reiterato per decenni attraverso la famosa bambola simulacro prima di stereotipo, poi d’emancipazione attraverso il salto carpiato del tandem Greta Gerwing – Margot Robbie). 

E proprio quest’ultima è il volto attoriale simbolo del 2023: da Babylon a Barbie, passando per Asteroid City di Wes Anderson, ha trovato la consacrazione nel pantheon del cinema.

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Babylon di Damien Chazelle