AAA AVATAR 2 – Atteso, Allegorico, Ambizioso

Tra cosmogonia e allegoria, l’universo simbolico di Avatar rinasce come una fenice, tredici anni dopo il primo film (che vanta il primato di campione d’incassi nella storia del cinema) con l’intento di farsi trampolino per una saga. La Via dell’Acqua si presenta, infatti, con l’obiettivo di rappresentare molto più d’un semplice sequel, essendo stati già scritti e annunciati da James Cameron altri tre nuovi e successivi capitoli, in modo da comporre una pentalogia entro il 2028.

Avatar 2La Via dell’Acqua riparte dal florido pianeta Pandora, dove l’avatar del marine Jake Sully si è stabilito definitivamente, sganciandosi per sempre dal proprio corpo d’uomo. Dopo aver scacciato i terrestri colonialisti – e nel corso di un arco di tempo significativo, simile a quello aspettato dagli spettatori per il sequel – Jake si è costruito una famiglia con l’indigena Neytiri, guerriera Na’vi, . Hanno tre figli naturali: il primogenito Neteyam, il ribelle Lo’ak e la piccola Tuk. Inoltre Jake e Neytiri hanno adottato Kiri, figlia dell’avatar di Augustine Grace (Sigourney Weaver, che dopo la morte del personaggio ora “incarna” proprio le sembianze della giovane Kiri) e di padre ignoto, dotata di una sovrannaturale connessione con Eywa, la grande madre di Pandora. 

La pace s’infrange con il ritorno degli umani, più determinati che mai nell’intento predatorio. A guidare gli invasori è l’avatar dello sconfitto colonnello Quaritch, in cerca di vendetta. La famigliola di Sully dovrà, così, fuggire dalla foresta al mare, accolta sulla costa – non senza affanni – dal popolo acquatico dei Metkayina.

Proprio nelle dinamiche dell’incontro-scontro tra diverse etnie, sta l’aspetto più interessante e allegorico del film, speculare alla dialettica umano-avatar, che s’intreccia sempre più (nonostante nella storia la presenza di esseri umani sia davvero risicata) grazie alla presenza di un nuovo promettente personaggio: Spider, il “selvatico” ragazzino biondo, figlio del defunto colonnello Quaritch, nato poco prima della ritirata umana e rimasto poi solo su Pandora, dove è cresciuto gravitando intorno alla famiglia Sully, quasi fosse un figlio adottivo.

Nel colossal non mancano gli ingredienti attesi – tripudio di tecnologie, messaggio ambientalista e fantascienza che ammicca al fantasy – mentre l’ardire del progetto si intravede nelle nuove sfide tematiche inserite in sceneggiatura: lo scenario marino in sostituzione delle foreste, e l’immedesimazione nei migranti offerta come punto di vista principale. L’asticella si alza, inoltre, nella scelta di ridurre al minimo la presenza di figure umane, affidando pressoché tutta la narrazione a creature digitali antropomorfe.

Il risultato è un’ambiziosa elegia dell’acqua che, dopo un prologo prolisso, trova il vento in poppa grazie a dinamiche da tragedia greca, mentre il peggio della Storia ribolle dal passato per indicare la via della sostenibilità.

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SPUNTI DI DIBATTITO

. L’intento ambientalista di James Cameron è stato più volte esplicitato. Con La Via dell’Acqua, l’autore sensibilizza rispetto alla Natura in un modo particolare: creando un ecosistema marino immaginario, quindi artificiale (in linea, del resto, con l’imponente uso del digitale che da sempre caratterizza il progetto “Avatar”). Questa scelta, rappresenta un paradosso? E se sì, che termini?

. Accogliere o respingere: proviamo a rileggere le dinamiche tra i popoli Na’vi e Metkayina come allusioni simboliche al ripetersi della Storia o come specchi della realtà sociale attuale.

. Gli orfani Spider e Kiri, benché risultino per ora personaggi abbozzati, sembrano davvero emblematici. Che evoluzione dovremmo aspettarci nei prossimi 3 capitoli?