THE FABELMANS – Come Spielberg si innamorò del cinema

L’uomo delle favole svela i suoi segreti, apre il cassetto dei ricordi e li monta in sequenza, confezionando un film autobiografico che è anche ammaliante omaggio al potere salvifico del cinema (nonché vera ode al punto di vista del regista e al lavoro certosino di montaggio alla moviola). 

Burt Fabelman (Paul Dano) Sammy Fabelman (Mateo Zoryan Francis-DeFord) Mitzi Fabelman (Michelle Williams) in una scena del film

Infanzia e giovinezza di Spielberg rivivono nel racconto di formazione del suo trepidante alter ego, il piccolo Sammy Fabelman – (cog)nomen omen, letteralmente «uomo fiaba» – ritratto tra gli anni Cinquanta e Sessanta, nel percorso familiare che lo condurrà dall’Arizona alla California. Da bambino vive la scoperta del cinematografo innanzitutto come detonatore di emozioni e lente per comprendere la realtà, folgorato da Il Più Grande Spettacolo del Mondo di Cecil B. DeMille. Divenuto ragazzino si stupirà dinanzi alla capacità dei fotogrammi di documentare aspetti sfuggenti della vita, prendendo atto che i filmini di famiglia, da prove di felicità, possono rivelarsi indizi di verità nascoste, e che un regista ha precise responsabilità etiche nel maneggiarli. Affascinato dai capolavori di John Ford (interpretato da David Lynch in una scena destinata a diventare cult), affacciandosi all’età adulta Sam scoprirà, infine, l’orizzonte professionale della settima arte, trasformandola in strumento immaginifico per ideare nuovi mondi.

Gabriel LaBelle interpreta Sammy Fabelman adolescente

Tutta la storia d’amore tra aspirante regista e cinema si dipana come un avvincente percorso a ostacoli intrecciato alle vicissitudini della famiglia dei «Fabelmans», nido nel quale il fanciullino veste i panni di eroe del quotidiano, altalenando tra la fascinazione per la madre ex pianista e la stima per il padre scienziato, speculari ai genitori di Spielberg, ai quali il cineasta ha dedicato il film.

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SPUNTI DI DIBATTITO

. Perché Spielberg avrà preferito costruirsi un alter ego (Sammy Fabelman) per raccontare una storia così marcatamente autobiografica? Riflettiamo sul potere del cinema di rendere universali le singole storie.

. Nei panni del celebre cineasta John Ford (autore dei capolavori ai quali Sammy Fabelman si ispira per i suoi primi cortometraggi giovanili) c’è il regista David Lynch, coetaneo di Spielberg, tuttavia maestro di uno stile visionario e conturbante lontanissimo dal suo. Oltre che un omaggio, sarà una scelta evocativa?

. Sammy si confida con sua madre senza usare parole, tramite un suo breve film di montaggio. Alcune difficili verità vengono a galla grazie alle immagini ed è la cabina-armadio a trasformarsi in “sala cinematografica”, proprio come in E.T. quella stessa stanzetta risultava rifugio sicuro per l’extraterrestre, mimetizzato tra i pupazzi dai bambini per non farlo scoprire alla mamma. Interroghiamoci su questo ribaltamento di prospettiva generazionale.