Dal film alla vita: «Sono partito con papà per un viaggio (anzi, due) sulle tracce di Forrest Gump»

«La videocassetta di Forrest Gump è sempre stata lì, vicino alla tv. Pronta ad essere inserita, ciclicamente. Fin da quando ero ragazzino, negli anni Novanta. E ancora oggi rivedo il film ogni due mesi, scoprendo ogni volta sfumature nuove».

Luigi Rondina, docente di Storia e Filosofia al Liceo Luzzago di Brescia, s’illumina iniziando a parlare della sua pellicola di riferimento. A maggior ragione perché non è solo “sua”, ma rappresenta un territorio dell’immaginario condiviso appieno con la sua famiglia, in particolare con papà Franco.

Una passione profonda, talmente viva da farli partire, due volte, per viaggiare on the road attraverso gli Stati Uniti sulle tracce di Forrest. Una sorta di “pellegrinaggio laico” nei luoghi d’ambientazione del lungometraggio di Robert Zemeckis del 1994. Un’avventura in due parti, proprio come primo e secondo tempo di un film.

L’universale incontra il personale. 

«L’interesse per lo studio della Storia ci accomuna e abbiamo sempre trovato in Forrest Gump una perfetta sintesi della storia personale del personaggio con la Storia americana del secondo Novecento: dalle rivendicazioni razziali alla Guerra Fredda, passando per il Vietnam e arrivando all’aids. Forrest è l’eroe in un mondo al quale non servono più gli eroi di guerra, ma l’eroismo del saper vivere la vita “senza perdere di vista la palla”, ovvero l’amore. Il corpus valoriale che Gump trasmette agli spettatori è lo stesso trasferitomi da mio padre: sono simili, hanno lo stesso atteggiamento nei confronti della vita, sanno guardare avanti. Entrambi hanno sempre rappresentato per me una sorta di bussola. E visto che spesso mi sono sentito anch’io simile a Forrest, questo personaggio si è rivelato il punto di contatto tra noi, tra generazioni. Tuttavia credo che crescendo non si debba puntare ad essere uguali ai propri padri, ma imparare a declinare nella nostra vita i valori che loro ci trasmettono. L’ho capito lungo il tragitto».

Tappe. 

Florida, Alabama, Louisiana e Texas nel 2010. Texas e California nel 2013.

Principalmente guidando, perché per conoscersi davvero bisogna macinare miglia insieme. «E poi è l’unica modalità di viaggio che mio padre concepisce – sorride Luigi – perché ama spostarsi in auto». E alla domanda più basilare, ovvero quando e come vi è venuta questa idea? risponde candido: «C’è stato, sì, un momento esatto, ma è anche frutto di un approccio alla vita: è stata una di quelle cose che si dicono chiacchierando a tavola, nella quotidianità. Uno di quei “bisognerebbe farla questa cosa…” che se non li assecondi davvero rimangono progetti incompiuti. E invece papà il giorno dopo era in agenzia a prenotare i voli. A noi piace guardare avanti e realizzare i nostri sogni, proprio come fa Forrest».

Un viaggio tra passato e futuro.

In ogni percorso, reale o metaforico, i compagni di viaggio condividono gioie e difficoltà. «Anche noi siamo arrivati allo scontro, sia nel primo che nel secondo tragitto», confida Luigi con una serenità negli occhi che arriva proprio dal superamento delle criticità emerse in quelle occasioni. «Nel 2010 è successo a Montgomery, Alabama. Era in atto una festa sportiva, la città era invasa dalla folla. Noi, unici bianchi nel quartiere, venivamo guardati con sospetto, tanto da far chiamare la polizia al receptionist del Motel, durante il check in. La tensione e la stanchezza salivano. E a cena esplosero in un confronto molto serrato: l’argomento sul banco era il mio futuro. Lo vedevamo in modo diverso. Papà, che a quarant’anni aveva lasciato il suo posto di lavoro sicuro da direttore di banca per dedicarsi a gestire un campeggio a Moniga del Garda, in modo da offrire a me e alle mie sorelle una vita più serena, mi spronava a prendermi le mie responsabilità, a prendere in mano la mia vita. Immaginatevi i silenzi in auto del giorno dopo. A far tornare il dialogo è sempre stato Forrest, non solo vedendo la sua grande casa spuntare in fondo al viale alberato, il laghetto dove pescava, il posto dove aspettava l’autobus (la mitica panchina oggi è in un museo, che abbiamo naturalmente visitato), ma anche ripensando alla sua semplicità nel ricordarci che ci occupiamo di tutto tranne che dell’essenziale. Tornato a casa dopo il primo viaggio ho dato una scossa alla mia vita, non nella direzione attesa da mio padre: portare avanti l’azienda di famiglia non mi bastava (ci lavoro comunque d’estate), mi sono laureato e prima della seconda avventura stavo per sposarmi e ho iniziato ad insegnare: quella era la mia direzione. Il secondo “scontro” è stato tre anni dopo, a Los Angeles, un piccolo chiarimento sui nostri ruoli reciproci, come è normale tra compagni di viaggio: lo vedevo meno indipendente di quanto desiderassi».

La brezza di Forrest

«Nell’arco temporale attraversato da Gump, papà vede anche la sua giovinezza. E nei viaggi, soprattutto il primo, io vedo uno spartiacque della mia vita. Adesso sono padre anch’io, capisco sempre meglio il finale della pellicola – dove viene raccontata in modo lieve e dirompente al contempo questa esperienza – e anche la prospettiva con cui mio padre avrà sempre visto il film e guardato alla mia vita. “Il mondo non sarà più lo stesso dopo averlo visto con gli occhi di Forrest”: questa è la frase che svetta sulla locandina di Forrest Gump. Questo sguardo con il cuore, mio padre l’ha tratto dalla fede e mi piace applicare i miei studi di filosofia nel ragionare su una delle frasi più significative pronunciate da Forrest:  “Non so se abbiamo ognuno il suo destino o se siamo tutti trasportati in giro per caso come da una brezza… ma io credo, può darsi le due cose, forse le due cose capitano nello stesso momento”. È il grande problema che mette a confronto provvidenza e destino. Sta di fatto che nel corso degli anni, proprio come Forrest, ho trovato la mia Jenny, ovvero Giulia, la donna che mi ha ricordato che il prendersi cura di qualcuno è l’unico modo di mettere in pratica lo “sguardo del cuore”. Ci siamo salvati a vicenda, l’ho incontrata proprio quando questo sguardo temevo di perderlo. E invece con lei ho visto la possibilità di essere un uomo migliore e diventare insieme genitori ci ha fatto capire nel profondo l’importanza di quell’essenziale espresso da Forrest. Naturalmente ho mostrato il film a Giulia e adesso non vedo l’ora di poterlo far apprezzare alla nostra piccola Mariasole, appena avrà l’età giusta».

E chissà, magari il futuro ha in serbo anche dei viaggi americani padre e figlia.

Ecco la vita e il cinema intrecciarsi in un abbraccio.

E non ho altro da dire su questa faccenda (cit.)